La Maison vi
dà il bienvenue!



Ferdinando Patermo, fin da giovanissimo, da immensa prova delle sue abilità e competenze nella sartoria, realizzando le proprie collezioni per importanti Boutique della provincia di Agrigento.
Dopo il successo ottenuto, nei primi anni Ottanta, arrivano per Ferdinando le prime proposte di lavoro e collaborazione anche dall’estero. Decide di trasferirsi dunque in Germania, dove apre un importante Atelier di moda e dove lui stesso produce tantissime collezioni e collabora con stilisti e produttori di moda, acquisendo esperienze nelle tecniche del taglio, del cucito, dei metodi di concia dei materiali su pelli e pellicce.

Floriano Patermo (n. 2000) manifesta una straordinaria sensibilité per la parola poetica e per la speculazione filosofica, maturando presto una voce letteraria del tutto originale. Formatosi accademicamente a Lipsia, dove approfondisce teologia e giurisprudenza, sviluppa un Gesamtkunstwerk che si colloca al crocevia fra décadence baroque e metafisica postmoderna: la propria vita.
Nipote di Ferdinando Patermo, fonda la medesima ricerca su una cosmologia letteraria in cui il κάλλος, la beltà come principio ordinatore del creato, fluisce verso l'esistenza, mediata dal chant des Muses. Alternando italiano, greco antico, ebraico e tedesco, costruisce un universo poetico in cui la bellezza non è ornamento ma ontologia: l'onnipresente santità del sublime.

ψιθύρειτέ μοι, ὦ muse siciliennes [....]
La moda è la deliberata plasmatura degli aspetti come atto ontologico. La moda sogna l’εἶδος della bellezza.
In ogni artefatto vibra un effluvio sacro, in cui l'artigiano soffia la lingua primordiale del creato, permettendo al κάλλος di fiorire nel peso del mondo.
Lo scopo ultimo della moda è un'archeologia del sensibile: scavare per incarnare l'ideale, trasmutare la materia in reliquia.
L'abito si fa specchio che dischiude la saggezza. L'opulenza non è vanità, ma gesto liturgico che invoca il sacro: l'ἀτμίς si fa sangue, e i tessuti, con il loro tocco ardente, seducono le vene dell'essere.
La bellezza non consola. Brucia.
In questo spazio, tradizione accademica e design non sono che servitori del rito in cui bellezza e conoscenza si rivelano come un'unica entità. La sgradevolezza allora non è un errore estetico, ma una scelta morale: il peccato originale di chi rifiuta l'ascesa.
Il narcisismo non è un vizio. È l'unica forma di onestà. Chi veste male dunque mente.
Il τέλος dell'arte – sia essa letteratura, design o canto – è il puro sussulto dell'esistere. L'opera non insegna, non serve, non si piega al dovere di piacere. Non è creata per essere consumata dallo sguardo, ma per il solo, tragico e magnifico fatto di essere stata tirata dal vuoto e gettata nell'essere.
Ché solo il κάλλος dà l’eternità.
Per
raggiungere l'immortalità
tramite il dono della
bellezza
....
