Floriano Patermo vi
dà il benvenuto!

Così restò il cantore, smascherato, dinanzi alla porta.
«Cos’è l’esistenza?» sussurrò nel buio, «Eccomi, affrontando l’ignoto di quel duomo che non v’è eppure mi si rivela mentre fluisce nel vuoto; un’eco della beltà invisibile e dell’ἀτµὶς che crea l’essere.» Guardò la maschera di porcellana che teneva in mano, gli anelli che brillavano delicatamente.
«O peso dell’esservi! Come mi comporto in ogni relazione con quest’esistenza che mi fu concessa; sì grave il sapere del medesimo essere!»
Tacque adunque e affrontò il buio.
«O passione deliziosa, o parole sì nobili!», esclamò il cantore, «come mi colpisce la vostr’armonia, ὦ γοργοῖ, come concedete sangue al concetto puro; voi mi parete l’incarnazione stessa del vuoto, la traccia del canto velato che mi dona l’esistenza. Che incanto mi infliggete; qua, dove nasce ogni bellezza, ogni concetto d’esservi.»
«La sento. Quella melodia sì sublime, risposta divina! Sta sussurrando, abbracciando il duomo e tutto ciò che non dovrebbe esservi; financo me stesso, che, ahimè, son caduto dall’armonia del vuoto!
Orsù, acciocché la porta si apra e salga io nell’esistenza!»

Per
raggiungere l'immortalità
tramite il dono della
bellezza
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